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Le conferenze e le Assemblee delle Nazioni Unite sono guardate spesso con sufficienza, se non con aperta sfiducia. Destano qualche interesse quando sono teatro di incontri ad alto livello o momenti spettacolari, come, nel caso dell’ultima assemblea a New York dal 25 al 27 settembre, l’incontro tra Obama e Putin o la visita di Papa Francesco.

Sfido l’impopolarità sostenendo che invece sono talvolta luogo di confronti e decisioni di rilievo, dietro alle quali c’è un lungo lavoro di analisi e messa a punto che meriterebbe maggiore rispetto e considerazione.

E’ proprio il caso del summit di settembre, nel quale sono stati approvati gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile d’ora in poi SDG – Sustainable Development Goals) da praticare nel periodo 2015/2030.

Si tratta di 17 obiettivi, articolati in 169 target, che sostituiscono i precedenti Obiettivi per lo sviluppo del millennio (2000/2015) integrando la sostenibilità ambientale con la sostenibilità sociale.

Rimandiamo ad altre newsletter e alla lettura dal sito ufficiale una descrizione dettagliata e ragionata degli obiettivi. Qui ci soffermiamo su un aspetto particolare che sottintende l’intera elaborazione dei17 SDG, l’integrazione tra i cosiddetti tre pilastri della sostenibilità, ambiente, società ed economia.

Basterebbe a farlo intendere già solo l’elencazione dei 17 obiettivi: povertà, fame, salute e benessere, educazione, eguaglianza di genere, acqua pulita, energia pulita, lavoro e crescita economica, innovazione ed infrastrutture, diseguaglianza, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabile, clima, vita subacquea, vita sulla terra, pace e giustizia, partnership.

Per facilitarne la comprensione sono stati raggruppati in sei categorie: persone, natura, economia, sistemi di supporto alla vita, società, comunità.

I 17 obiettivi ed i 169 target sottostanti sono evidentemente collegati gli uni agli altri: si sovrappongono, entrano in conflitto l’uno con l’altro. Alcuni target sono la condizione per il conseguimento di altri, alcuni rappresentano invece dei vincoli, oppure si rinforzano vicendevolmente o hanno, viceversa, necessità di trovare un compromesso con altri.

Ci cono per esempio molteplici relazioni tra la sicurezza del cibo e gli ecosistemi terrestri, l’acqua pulita e l’economia, tra l’energia ed il clima, tra la povertà e la salute, la povertà e la diseguaglianza, tra la diseguaglianza e le società pacifiche e inclusive, e così via.

In realtà la trama di relazioni sottostanti agli SDG è ancora poco compresa e necessita di molto lavoro di ricerca ed analisi per essere messa in luce.

Il nostro mondo è un sistema complesso e interconnesso dal sistema del commercio internazionale, dai sistemi di comunicazione e trasporto, dal sistema finanziario, dal clima, dalla biodiversità, dall’uso del suolo, dalla scienza, dalla tecnologia, dall’innovazione.

Ciascuno di questi sistemi è collegato a tutti gli altri e collega parti distanti del nostro pianeta, a formare una rete di cause, effetti e retroazioni, che attraversa molte scale spaziali e temporali.

In un siffatto sistema complesso piccole perturbazioni possono dar luogo a grandi impatti, con una sorta di effetto valanga. Sistemi composti da reti di reti possono sembrare molto stabili e poi collassare improvvisamente, apparentemente con pochi segnali d’allarme.

Il mondo globalizzato è proprio costituito da reti globali interconnesse: le reti infrastrutturali (trasporto, energia, comunicazioni), le reti finanziarie e del commercio, le reti educative, dell’innovazione e della tecnologia, le reti sociali e valoriali, la rete degli accordi e delle istituzioni internazionali.

I rischi sistemici nascono da crisi interdipendenti che si trasmettono a cascata in una rete di sistemi interconnessi, come può accadere per la catena della fornitura globale o per il sistema energia-cibo-acqua.

Dovremmo sviluppare strategie di disaccoppiamento adattivo per affrontare i rischi globali interconnessi.

Purtroppo non ci aiuta la debolezza delle istituzioni internazionali e l’assenza di una governance globale.

Un motivo in più per prestare maggiore attenzione ai fenomeni globali.

 

Maggiori informazioni su:

·         https://sustainabledevelopment.un.org/ , il sito ufficiale degli SDG

·         https://sustainabledevelopment.un.org/globalsdreport/2015, il documento preparatorio del summit

·         https://sustainabledevelopment.un.org/post2015, i documenti approvati

 

 

 

Fulvio Fagiani

 

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