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Sarà un settembre caldo per le Nazioni Unite. Il 16 si aprirà la 69° sessione dell’Assemblea Generale che avrà tra i suoi temi la discussione di una prima bozza degli “Obiettivi di sviluppo sostenibile”, il 23 inizierà il “Summit sul clima” voluto da Ban Ki-Moon.
Le condizioni dell’ambiente globale e le azioni per affrontare le principali sfide torneranno al centro dell’attenzione dei grandi della Terra.
Nel 2.000 le Nazioni Unite adottarono un insieme di obiettivi per la riduzione della povertà estrema, detti “Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG)” con scadenza il 2015.
Nella conferenza detta “Rio+20” del 2012, Guatemala e Colombia proposero di dar seguito agli MDG con un nuovo insieme di obiettivi costituenti un vero Piano per la sostenibilità.
La proposta fu approvata ed un gruppo di lavoro (OWG) fu incaricato di redigere una bozza da presentare all’Assemblea, per una decisione finale da prendere nel settembre 2015.
Due autorevoli istituzioni scientifiche europee hanno pubblicato recentemente due documenti di grande interesse che avanzano proposte molto simili: sono il Wuppertal Institut tedesco e un gruppo di scienziati raccolti attorno al Centro per la resilienza di Stoccolma.
Entrambi ritengono che questioni ambientali e sociali siano intimamente connesse: sarà possibile sradicare la povertà solo se si potranno assicurare condizioni ambientali stabili e conservare l’efficacia degli ecosistemi nel fornire beni e servizi per il benessere umano.
I concetti di base su cui poggiano la loro analisi sono quelli del “Cambiamento ambientale globale”, la profonda trasformazione del nostro Pianeta causata dal prelievo eccessivo di risorse rinnovabili e non e dall’emissione di inquinanti, che mette in discussione la stabilità delle condizioni di cui ha goduto la civiltà umana negli ultimi diecimila anni di storia.
Per effetto della crescita economica dal 1950 ad oggi, siamo dentro una nuova epoca geologica, l’Antropocene, in cui l’umanità esercita un impatto sul Pianeta equivalente a quello delle forze geologiche.
Rischiamo di compromettere i “sistemi di supporto alla vita”, i “beni comuni globali”, come il clima, la biodiversità, i servizi ecosistemici, gli oceani, i principali cicli biogeochimici che regolano il funzionamento del complesso sistema che sostiene la vita.
Da questo quadro analitico, gli autori dei due documenti propongono un approccio globale che, pur sotto due nomi diversi, i “Confini planetari” l’uno, e “i guard rails globali” l’altro, sono molto simili.
In sostanza vengono identificati i processi biofisici regolatori della Terra essenziali, selezionati degli indicatori quantitativi per ognuno e individuato un valore-soglia, oltre il quale potrebbe esserci il rischio di cambiamenti improvvisi ed irreversibili verso stati incompatibili con la civiltà umana come l’abbiamo finora conosciuta.
Per maggiore chiarezza indichiamo i “guard rail” selezionati dal Wuppertal, rimandando al documento originale i “confini planetari”:
1.    Limitare il riscaldamento globale (a 2 °C rispetto al 1800)
2.    Limitare l’acidificazione degli oceani (a 0,2 ph rispetto al 1800)
3.    Fermare la perdita di biodiversità e l’erosione dei servizi ecosistemici
4.    Fermare la degradazione della terra e del suolo
5.    Limitare i rischi delle sostanze dannose prodotte dall’uomo
6.    Fermare il consumo di fosforo.
Per ciascun obiettivo viene quindi indicato un target quantitativo ed un periodo di tempo per il suo raggiungimento.
Non sfuggono, in particolare nell’analisi del Wuppertal, le difficoltà politiche, soprattutto per la resistenza di molti paesi, sia sviluppati che in via di sviluppo, ad accettare obiettivi definiti e vincolanti sul piano giuridico, come già si è visto nei negoziati sul clima, ed il tentativo di limitare gli obiettivi alla riduzione della povertà confinandola ai soli paesi più poveri, così da sottrarsi al cambiamento.
Proprio perché gli obiettivi hanno tutti natura globale, si richiede un sistema internazionale di governance, quindi di articolazione differenziata per ogni Stato dei target da raggiungere, di misurazione dei progressi secondo indicatori adeguati e di controllo dello stato d’avanzamento con le eventuali azioni correttive, se necessarie.
Non manca, infine, un riferimento al miglioramento delle conoscenze attraverso programmi di ricerca integrati come il progetto decennale “Future Earth”.
Non ci resta che raccomandare la lettura dei due documenti originali, che rappresentano anche una agile sintesi dello stato delle conoscenze, da approfondire grazie alla vasta bibliografia.
 
1.    Wuppertal Policy Paper – Progress within Planetary guard rails . A contribution to the SDG debate. http://www.wbgu.de/fileadmin/templates/dateien/veroeffentlichungen/politikpapiere/pp2014-pp8/wbgu_pp8_en.pdf
2.    Global sustainability and human prosperity – Contribution to the Post-2015 agenda and the development of Sustainable Development Goals
 
In allegato due figure esplicative tratte dai documenti.
 
                                                           Fulvio Fagiani

>> Visualizza l'allegato

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