RISULTATI
dell'INDAGINE CONOSCITIVA sul TERRITORIO
di AGENDA 21 LAGHI
Di seguito sono riportati:
Risultati emersi dai questionari distrubuiti ad un campione di cittadini;
Report di alcune interviste agli opin leader;
Interventi al convegno del 29 Novembre 2003 "L'ambiente del Laghi: una sfida da vincere": presentazione convegno; presentazione progetto di indagine conoscitiva.
INTERVISTATO: Direttore del Parco del Ticino – Furlanetto
Il Parco del Ticino fu pensato e creato, secondo una corrente
di pensiero che vuole come capofila Valerio Giacomini (vedasi il testo“Uomini
e parchi”) circa il ruolo e la conformazione di parchi di nuova generazione,
in modo molto diverso dai parchi “Wilderness” nati oltre un secolo
prima negli Stati Uniti.
Il Parco del Ticino, infatti, non è una riserva, un luogo recintato,
un’isola di verde assediata dal cemento, esso è uno dei primi parchi
al mondo che include nei propri confini grandi spazi abitati dall’uomo:
fabbriche, città, strade… È un parco che tenta di coniugare
alcuni equilibri intangibili della natura con la vita quotidiana dell’uomo.
Il problema dei nostri giorni, dice Furlanetto, è che si fa molto poco
per le future generazioni e per preservare ad esse un ambiente salubre e vivibile.
L’obbiettivo moderno sembra esser quello di voler fare tutto per l’immediato,
dando soltanto importanza al profitto ed all’apparenza. Questo ha portato,
secondo il direttore, ad un altro enorme problema: oltre a non fare nulla per
le giovani generazioni non si fa nulla nemmeno per preparare le stesse a far
qualcosa per loro stessi.
Contratti di lavoro brevissimi, “sfruttamento” dei giovani tecnici
e mancanza della volontà di investire e formare su lungo tempo impoveriranno
ancor di più il futuro di noi tutti.
Per salvarci da questa crisi, a parere di Furlanetto, dobbiamo sostenere e avere
maggiore fiducia nelle università, nei centri di ricerca e nel terzo
settore (associazioni, volontariato…). Accanto a ciò occorre sostenere
le istituzioni pubbliche ed il loro ruolo insostituibile. Il direttore ripone
molta fiducia nell’Unione Europea ma ha molti dubbi circa l’efficacia
della politica statunitense (vedi mancata ratifica del trattato di Kyoto). Le
istituzioni pubbliche, però, dovrebbero adeguarsi maggiormente alle reali
necessità e richieste della società civile.
Tornando a parlare della realtà del Parco, Furlanetto, guardando al futuro,
vorrebbe che alla fine del secolo non vi fossero più “isole assediate
come i parchi ma, seguendo la filosofia di convivenza tra uomo e natura che
sta alle fondamenta del Parco del Ticino, che Comuni, Provincie, Regioni e Stato
fossero tutte un grande “parco globale”. “Pensiero utopico”,
conclude.
Il direttore considera il recente riordino di competenze tra Stato, Regioni,
Enti Locali ed associazioni (riforma del Titolo V della Costituzione del 2001)
un ottimo modo per favorire il decentramento, per incentivare la cooperazione
leale tra istituzioni e per riuscire ad avere i centri del potere più
vicini alla popolazione, all’ambiente ed al territorio.
La qualità della vita sul nostro territorio presenta una forte dicotomia:
per quel che riguarda i trasporti, i servizi, le infrastrutture, il benessere
economico siamo ai più alti livelli europei. Viceversa, per quel che
attiene alla qualità dell’ambiente, alla vivibilità, all’inquinamento
siamo in una situazione pessima. Gli anni che ci siamo lasciati alle spalle
sono stati un gran fiorire di industrie, di costruzioni, di affari ma a questo
ha fatto da contrappeso una forte trascuratezza ambientale, una distruzione
della flora e della fauna che oggi dobbiamo necessariamente recuperare. Furlanetto
evidenzia il fatto che larga parte dell’attività del Parco è
volta a recuperare quel che è stato distrutto e ad impedire ulteriori
scempi.
Per quanto attiene alle relazioni con altre associazioni, il direttore del Parco
si dice soddisfatto circa il lavoro fatto e quello in corso. Il vero problema
sta nel fatto che coinvolgere le persone è pur essendo al primo posto
tra gli impegni del Parco, difficilmente riesce. A questo proposito Furlanetto
considera Agenda 21 un ottimo strumento per avvicinarsi alle persone ma anche
per incrementare il grado ed il numero di collaborazioni con altri soggetti
operanti sul territorio. Tra i progetti del Parco vi è la costituzione
di una A21 che coinvolge i 47 comuni del territorio del Parco.
Furlanetto considera di fondamentale importanza anche l’attività
del Parco al di fuori dei suoi confini istituzionali. Per fare questo è
indispensabile operare attraverso una forte attività pedagogica per “conquistare”
anche quelle zone e quelle coscienze che si sentono estranee alla cultura della
salvaguardia e del rispetto del territorio e dell’ambiente. Così
facendo, dice il direttore, il Parco sarà sempre meno un “isola
assediata”. Per raggiungere questo risultato, oltre alle collaborazioni
con altri parchi (vedi quello del Campo dei Fiori), l’attività
principale è quella di uscire dai confini del Parco per lavorare sui
territori limitrofi (monitoraggi, rilevazioni, analisi…) mettendo i risultati
a disposizione delle Comunità locali e delle Associazioni.
Intervistato:Flavio Nossa
Segretario provinciale CGIL
Visto il ruolo ricoperto l’ attenzione dell’ intervistato
si è rivolta in particolare a tematiche sociali e al loro rapporto con
il territorio, inteso come l’ intera provincia, la cui realtà ambientale
e sociale è divisa grossomodo in 2, con un asse che va da Sesto a Tradate:a
sud decisamente più urbanizzata e industrializzata, a nord meno densamente
abitata e sfruttata.
I problemi ambientali principali si concentrano dunque a sud, dove è
più marcata l’ influenza dell’ industrializzazione sul benessere.
I problemi dunque sono legati alle condizioni del territorio dal
punto di vista socio-ambientale in rapporto all’ urbanistica in particolare,
e appaiono diversi a seconda della zona, anche se, aldilà della grossolana
divisione latitudinale, vige una certa omogeneità nelle problematiche:anche
se stupisce, non si rilevano zone particolarmente a rischio ambientale, ma una
criticità diffusa e omogenea, oltre che geograficamente, settorialmente.
Come sindacato la cgil si occupa di problematiche ambientali in modo secondario,
per lo più per quel che riguarda temi di salute/sicurezza sul lavoro
, anche se si va affermando la tendenza a non separare come in passato i temi
sociali da quelli ambientali:la valorizzazione sociale passa per quella ambientale
e viceversa. Per raperò non c’è una politica unitaria del
sindacato in materia e temi ambientali vengono trattati nelle singole vertenze.
I problemi principali sono dovuti alla mancata percezione della questione ambientale
come problematica sociale, specie da parte delle aziende che continuano a considerare
le limitazioni ambientali come fastidi, e dale amministrazioni provinciali che
mancano di una seria politica in materia; anche dal punto di vista delle infrastrutture
la provincia è ben servita(due autostrade, tre superstrade, ferrovie…)
ma la mancanza di progettazione fa si che non siano in rete e quindi sono inefficienti,
alternano periodi di sovraccarico ad altri di sottocarico; il tasso di incidenti
sul lavoro è omogeneamente molto alto, aumentato e questo è legato
a una questione profonda: il passaggio dalle grandi alle piccole-medie imprese
limita il controllo, statale e sindacale, col risultato di una maggior facilità
per le imprese nell’ aggirare le leggi sulla sicurezza, sugli scarichi,
sulla salute.Globalmente meno controllabili il che aumenta anche il nero, inteso
nella sua incidenza sociale(meno diritti e garanzie) e ambientale(da poco è
stata trovata e chiusa una fabbrica di cosmetici non registrata che per anni
ha scaricato acidi nel terreno).
L’ avvento in massa delle piccole –medie imprese unito a un’ ideologia utilitaristica e di profitto diffusa rende più difficile la situazione e peggiore la percezione dei problemi ambientali; in regime di alta concorrenza in questa zona non si punta sull’ innalzamento della qualità della produzione-prodotti ma sull’ abbassamento dei costi, per cui si assiste ad un livellamento verso il basso della qualità del lavoro e della vita.
A livello di possibili contromisure sarebbe urgente(anche per
il sindacatostesso che in questo deve fare autocritica) sviluppare piani comuni
sociali e ambientali, e più alla radice sviluppare una cultura di maggiore
attenzione.
I progetti della cgil sono per lo più subordinati a tematiche di portata
più specificamente sindacale, mancano per ora macro progetti, si interviene
a volte con successo nel caso specifico(anche se meno, da quando la scomparsa
delle grandi imprese ha limitato l’ incidenza sindacale nelle fabbriche).Progetti
che esulano dallo specifico, come la riconversione delle aree dimesse, lo sviluppo
di politiche energetiche eco-compatibili, il passaggio dal trasporto su gomma
a quello ferroviario necessitano di una piattaforma di lavoro e pianificazione.Sarebbe
auspicabile un piano di coordinamento territoriale.
Intervistato:Daniela Rovelli
Visto il ruolo ricoperto l’ attenzione dell’ intervistata si è rivolta in particolare alla questione della gestione dei rifiuti nel comune di Sesto in particolare e in quelli della convenzione(Angera, Biandronno, Brebbia, Bregano, Cadrezzate, Comabbio, Ispra, Malgesso, Mercallo, Monvalle, Osmate,Ranco, Sangiano, Sesto, Somma, Taino, Travedona, Varano, Vergiate).La convenzione è nata e si è via via allargata(ora a 70000 abitanti) per fare un appalto unico per il ritiro dei rifiuti nell’ ambito della raccolta differenziata casa per casa. C’è quindi un unico sistema di gestione rifiuti appaltato alla ditta Econord e un capitolato comune, anche se i comuni sono poi autonomi nelle scelte specifiche, hanno una propria piattaforma ecologica e così via. La segreteria tecnica di tutta la convenzione è a Sesto, è c’è un comitato ristretto per la gestione.
La raccolta differenziata ora è in crescita di anno in
anno, si è riusciti a raggiungere nell’ ultimo anno a Sesto il
60% di rifiuti divisi(carta, umido, plastica, alluminio, pile, …), questo
grazie a una politica di sensibilizzazione al problema che è riuscita
a modificare le abitudini delle famiglie senza ricorrere a sistemi di controllo
e sanzioni.
I problemi da affrontare ora sono legati al tentativo di ridurre il volume totale
di rifiuti, che aldilà della differenziazione cresce esponenzialmente,
e a questo è rivolta l’ attenzione della segreteria tecnica, nel
tentativo di elaborare una politica in materia: il prossimo passo sarà
l’ introduzione della tariffa rifiuti, che computando la tassa rifiuti
sulla quantità e non sul metro quadro di abitazione vuole incentivare
alla produzione di un minore quantitativo di scarto.
La cosa si scontra con problemi di varia natura: la persistenza, in una società
di benessere, di una cultura dell’ usa e getta(il problema culturale è
alla base della riuscita di ogni politica sui rifiuti, che non è risolvibile
solo in modo sanzionatorio e repressivo, senza la collaborazione dei cittadini).
Legati a questo problema e in conseguenza appaiono anche i problemi pratici:come
indurre la popolazione a produrre meno rifiuti senza condurla a nasconderli
o ad aggirare la raccolta;il problema dell’ abbandono dei rifiuti nei
boschi infatti può essere parzialmente aggravato da politiche non accettate
dai cittadini.
Quindi è necessario lavorare alla base, con campagne di sensibilizzazione
a produrre meno rifiuti, che hanno avuto successo per la differenziazione, e
su un secondo piano nello studio di modalità di raccolta, imposta e sanzione
che non spingano i cittadini a aggirare il problema, e a questo scopo specifico
è necessario lavorare di convenzione, coordinati tra comuni(il comune
di Cassano Magnago ha fatto l’ esperimento di distribuzione tassata dei
sacchi a livello comunale, per tassare i cittadini sulla quantità di
rifiuti, ma la mancanza di un coordinamento ha portato la gente a portare i
rifiuti, in altri sacchi, nei cassonetti di Gallarate)
A parte che per questo nuovo problema di ridurre la misura dei rifiuti le prospettive
future e i progetti sono pochi ora, essendo un momento di stabilizzazione dopo
alcuni anni di crescita e cambiamento.
Il sistema per ora sembra funzionare e comunque si assiste al suo assestamento;
gli “effetti collaterali”(abbandono rifiuti, sporcizia delle strade)
sono stabili e si affrontano per lo più con microprogetti(per es. puliamo
il mondo), anche se sono risolvibili solo con un cambiamento di prospettiva
culturale sull’ ambiente. I progetti a largo raggio(campagne provinciali)
riguardano la riduzione.Anche progetti di sensibilizzazione a livello di convenzione
sono possibili, ma per ora non sono sentiti come esigenza abbastanza forte,
si potrebbe aderire a progetti avviati per es. da agenda 21(i cui comuni sono
tutti in convenzione).
Intervistato: Preside scuola media inferiore
Sesto Calende
Bellingeri Franco
Visto il ruolo ricoperto l’ attenzione dell’ intervistato si è
rivolta in particolare a tematiche culturali e sociali e al loro rapporto con
il territorio, inteso come:
1-Sesto Calende(sede della scuola)
2-Golasecca, Mercallo, Vergiate, Angera, Cadrezzate, Ispra, Ranco, Osmate (bacino
d’ utenza)
insomma, in questo territorio, come ABITARE/VIVERE l’ ambiente
I problemi dunque sono legati alle condizioni del territorio dal
punto di vista socio-culturale in rapporto all’ urbanistica in particolare,
e appaiono diversi a seconda dei paesi , con una particolarità propria
di Sesto, che per molti versi funge da polo di interesse, grazie soprattutto
a una maggiore TOLLERANZA verso i ragazzi, dovuta sia alle maggiori dimensioni
che anche a una determinata volontà politica e una mentalità più
aperta.
I problemi principali appaiono legati a una ragione territoriale: lo SFILACCIAMENTO
URBANISTICO che caratterizza i paesi della zona, che genera ISOLAMENTO SOCIALE
e INDIVIDUALISMO nei ragazzi, nelle famiglie e anche nei vari soggetti di possibile
aggregazione, tendenti ad agire separatamente.
I ragazzi si trovano spesso lasciati soli ad appropriarsi del territorio in
maniera spesso confusa, nel mancare di un sufficiente tessuto sociale, per cui
spesso appare rilevante il ruolo della famiglia, che seguendo andamenti legati
anche a diverse condizioni sociali, può essere più meno organizzatrice,
più o meno presente.
A questo proposito la scuola spesso non riesce a coordinarsi con le famiglie
stesse, perché a differenza di quanto accada ai ragazzi delle elementari,i
genitori alle medie si sfaldano, tra loro e con la scuola, e tendono a interessarsi
ai figli privatamente.
Insomma un intreccio di ragioni territoriali, sociali e culturali lasciano i
ragazzi più o meno soli nel vivere e scoprire il loro ambiente, situazione
questa nuova, almeno per questa fascia di età, ma in continuità
con una tendenza fatalmente volta al peggioramento. Si è abbassata l’
età del disagio verso il territorio.
Possibili soluzioni si sono via via tentate ma fondamentalmente
mancano di unità, coraggio e coordinamento tra i diversi enti che si
occupano in qualche misura del problema, amministrazioni in testa: non bastano
progetti separati e a breve termine, che è giusto continuare a fare e
la scuola stessa ne ha larga esperienza
(-Progetto Ciceroni in erba per la conoscenza del territorio,
-Scuola di maestri d’ ascia
-Laboratori di murales sui muri pubblici
-Riqualificazione ambientale e creazione di aree protette nei boschi e sui torrenti,
-Gite a museo e aree archeologiche…)
ma è necessaria una politica territoriale giovanile di largo respiro
e lunga durata, di cui la scuola per sua natura può curare la parte formativo-culturale,
ma che deve coinvolgere tutti gli attori ambientali e sociali, in un movimento
accentratore in controtendenza con lo sfilacciarsi individualista, privatista
fino all’ isolazionismo domestico timoroso e chiuso, per un programma
di APPROPRIAZIONE DEL TERRITORIO.
Continuare i micro-progetti ma inserirli in progetto più vasto, dove
il ruolo di ciascuna istituzione si leghi agli altri.
Il ruolo della scuola non deve essere di committenza né di esecuzione
ma è un ruolo formativo in primis, e di filtro sociale tra i ragazzi(si
rivolge a tutti e raggiunge tutti) e l’ ambiente inteso anche come le
altre istituzioni, in particolare l’ amministrazione che dovrebbe assumere
con più decisione il ruolo di fulcro.
INTERVISTATO: Federica Lucchini
In premessa all’intervista Federica Lucchini tiene a sottolineare
quanto sia importante che certi luoghi rimangano un po’ in sordina, poco
conosciuti perché “quando l’uomo scopre un luogo…esso
comincia ad essere in pericolo”.
La peculiarità dalla nostra zona, secondo l’intervistata, è
la grande concentrazione di industrie anche se rimangono molte zone verdi, belle
e, fortunatamente, poco conosciute. Inoltre, la sig.ra Lucchini osserva come
ogni paesino, pur piccolo esso sia, ha un suo “monumento”, una sua
particolarità: la piazza, la chiesa, il palazzo che ultimamente stanno
diventando oggetto di interventi mirati al loro recupero e restauro dopo lo
“sciacallaggio” degli anni ’60 e ’70.
I responsabili primari dell’inquinamento sono le industrie anche se la
sig.ra Lucchini non assolve praticamente nessuno. Parlando di questo argomento
viene sottolineato più volte il pessimo stato in cui versa il Bardello,
specie nella zona del besozzese (per avere maggiori informazioni sullo stato
di inquinamento del fiume: CD-rom realizzato dagli alunni della scuola media
dell’assessore all’ambiente del comune di Brebbia Cosimo Dragone).
Preservare l’ambiente in cui viviamo dev’essere una priorità
di tutti noi. L’intervistata afferma che il modo per difendere l’ambiente
e per educare al suo rispetto è far leva sull’istruzione e, più
specificatamente, su programmi specifici rivolti ai bambini di elementari e
medie. Così facendo, oltre ad educare gli stessi bambini si otterrà
il risultato di educare anche i loro genitori e tutte le loro famiglie (educazione
all’inverso). Oltre alle scuole che per la sig.ra Lucchini sono gli attori
principali del cambiamento, un ruolo molto importante è svolto dalle
associazioni. Per quel che concerne le istituzioni, il loro problema principale
(soprattutto per le istituzioni politiche) è che esse devono “essere
visibili” e, spesso, seguono l’opinione comune, il sentimento maggiormente
diffuso senza esser effettivamente convinte di ciò che fanno. Sovente
parlano d’ambiente perché è un argomento divenuto alla “moda”.
Per quel che attiene ai comuni che si occupano concretamente di tematiche ambientali,
Federica Lucchini porta l’esempio di Casciago (es.: dura opposizione contro
la tangenziale est e decisa difesa degli spazi verdi) e di Biandronno (es.:
investimenti nel verde pubblico e difesa delle rive del laghetto di Biandronno
e del lago di Varese).
La qualità della vita è riassunta in un dato: la percentuale di
morti per cancro nella nostra zona è altissima. Questo, però,
pur essendo un dato preoccupante e che fa riflettere non significa che ovunque
si stia male. Alcune zone sono tuttora vivibili, verdi e respirabili. È
interessante notare, dice la sig.ra Lucchini, che nella nostra zona gli anziani
possono ancora vivere, uscire, dialogare grazie soprattutto alle contenute dimensioni
dei nostri paesi, agli storici punti di ritrovo (la piazza) ed alle associazioni
di volontariato.
Sul tema dei rifiuti l’intervistata si dice soddisfatta dei risultati
raggiunti con la raccolta differenziata che, se accompagnata da campagne informative
dei comuni, riesce anche ad avere un forte effetto pedagogico su tutta la popolazione.
Federica Lucchini è convinta che non sia più possibile posticipare
alcunché ma che bisogna agire subito e bene, tralasciando i mille interessi
economici che spesso stanno alla base delle scelte delle giunte, recuperando
quanto abbiamo distrutto negli anni ’60 e ’70, preservando e valorizzando
l’esistente.
Infine, l’intervistata solleva forti dubbi sulla convenienza a trasformare
questa zona in un area ad alta vocazione turistica. Riprendendo il discorso
iniziale, il problema sta nel fatto che quando l’uomo scopre un luogo
esse comincia ad essere in pericolo. “Turismo si – turismo no”,
è un dubbio amletico che è destinato a caratterizzare molte discussioni,
oggi più di un tempo. Con il rinsanimento di alcuni laghi (es.: Varese),
ad esempio, si pone il problema circa il permettere o meno la balneazione, l’acconsentire
il transito dei natanti a motore, ecc. Sempre rimanendo in tema lacuale, le
acque pulite, secondo Federica Lucchini, non sono il punto di arrivo ma il punto
di partenza.
INTERVISTATO: Sindaco di Besozzo
La prima parte dell’intervista si è concentrata
sulla descrizione del cittadino besozzese, con particolare riguardo alle tematiche
connesse all’ambiente, alla difesa del territorio ed allo sviluppo dello
stesso. A parer del Sig. Sindaco esistono essenzialmente 3 categorie di persone:
- indifferenti: questi non hanno alcun interesse, non sono stimolabili e considerano
l’ambiente come un qualcosa al mero servizio dell’uomo e del suo
benessere;
- medio: l’intervistato sente di appartenere a questa categoria. Sono
coloro che riescono a contemperare le necessità ambientali con le esigenze
del mondo odierno. “Non bisogna esagerare, se un albero va tagliato…
si taglia!” ma al contempo aggiunge che “bisogna impegnarsi per
il mantenimento di ciò che ancora abbiamo”;
- verdi: “quelli che si legano ad un albero per non farlo tagliare!”
Il Sig. Sindaco li paragona agli indifferenti facendoli rientrare entrambi nella
più ampia categoria degli “estremisti”.
L’intervistato sostiene che in questi anni non si è data la rilevanza
e l’attenzione dovuta alle tematiche ambientali e territoriali.
Di qui siamo passati a parlare del progetto di A21 laghi e, più genericamente,
delle collaborazioni tra enti locali. Il Sig. Sindaco non è particolarmente
affascinato da questo tipo di iniziative. Egli sostiene che certi tipi di progetti
giungono a dare risultati concreti solo se vi è una norma dall’alto
che impone queste aggregazioni o se vi sono incentivazioni di tipo economico.
Altre esperienze, sostiene l’intervistato, funzionerebbero solo se ci
si dimenticasse del colore politico delle amministrazioni con le quali si coopera
e solo se nessuno dei soggetti in campo “barasse”: queste due cose
insieme non succedono mai.
Un esempio concreto di “cooperazione coercitiva” è il Piano
di Zona. Il Sig. Sindaco ci racconta sommariamente il cammino intrapreso ed
i risultati raggiunti prestando grande attenzione al progetto di costruzione
di un ospedale presso Cassano Valcuvia. Non nasconde la sua profonda contrarietà
nei confronti del progetto per una serie di ragioni tra cui la presenza di pessime
infrastrutture che renderanno difficile gli spostamenti, il clima della valle
che è umido e per via del forte impatto ambientale che il complesso ospedaliero
verrebbe a causare.
A parer del Sig. Sindaco, il vero problema è la superstrada. Questa ed
il traffico che essa porta sono la causa della bassa qualità della vita
a Besozzo. L’intervistato insiste molto su questo tema che egli, appunto,
considera la “bestia nera” della ridente cittadina varesotta. A
preoccuparlo ulteriormente vi sono le numerose bozze di progetti che prevedono
la rimozioni dei semafori: “con i semafori almeno alcuni si preoccupano
di individuare percorsi alternativi per andare verso il luinese ma la loro rimozione
provocherà un aumento del traffico ed una congestione di autovetture
e tir in Besozzo”. Su questo tema il Sig. Sindaco individua in un “progetto
globale Vergiate-Luino” la possibile risoluzione di molti problemi.
L’intervistato sostiene che Besozzo non ha quasi alcuna relazione con
il turismo e che la gente del luogo mediamente non apprezza le bellezze naturali.
A parte ciò, egli sostiene che tra le zone da salvaguardare e far conoscere
(soprattutto ai bambini delle scuole besozzesi) vi è la sponda del lago
Maggiore ed il suo canneto.
La gente di Besozzo, dice il suo primo cittadino, non sta in paese a svagarsi.
In estate, ad esempio, va al lago a Monvalle, a Cerro o a Monate. Tendenzialmente
in zona, invece, i besozzesi rimangono per lavoro soprattutto nell’azienda
Cassani e nella cartiera e nelle numerose altre piccole realtà.
In tema di rifiuti la raccolta differenziata è al completo (ma ancora
migliorabile) dopo l’introduzione nel 2002 della raccolta separata dell’umido.
Inoltre vi è anche il servizio Eco-mobile che su chiamata raccoglie i
rifiuti pericolosi (Tv, frigoriferi…). Una peculiarità besozzese
in questo ambito è stata l’introduzione della raccolta differenziata
in modo molto graduale ed “indolore”. Problematico è invece
lo stato del Bardello in quanto tutta Besozzo scarica in detto corso d’acqua.
Tra i progetti del Consorzio per la Salvaguardia del Verbano vi è il
depuratore anche se sarà un’opera molto costosa e complessa a causa
dell’attuale stato delle fognature. Tra gli altri progetti vi è
una “piattaforma ecologica” da 4000 mq su di un’area di 9000
mq.
INTERVISTA AL PITTORE
Quanto conosce il territorio in cui vive?
Molto bene, soprattutto dal punto affettivo, estetico.
Quale zone di Sesto tutelerebbe?
Sicuramente la parte del fiume da Sesto fino alla diga, una zona che fino ad ora è stata tutelata e che è una delle più belle; un’altra zona da tutelare è la zona di S. Vincenzo.
Quali da valorizzare?
Hanno valorizzato la zona di S.Anna realizzando il Parco Europa, che rispecchia la nostra zona.
Ci sono delle aree dismesse che potrebbero essere recuperate?
L’area della ex Siai Marchetti, è un’area estesa ma difficilmente
recuperabile anche perché se decidono di destinarla ad uso commerciale
c’è il rischio di trovarsi in una realtà come quella di
Vergiate o Castelletto Ticino.
In questi casi si rischia di valorizzare il paese solo da un punto di vista
economico invece bisognerebbe trovare una soluzione intelligente, compatibile
con le esigenze dei cittadini.
Dobbiamo ricordare che Sesto è stata costruita con i soldi della vetreria
negli anni ’60 e da quel momento in poi ha iniziato a svilupparsi.
Cosa mi dice dell’urbanistica del paese?
Sesto Calende è stata rivalutata molto negli ultimi anni:
il lungo fiume, la piazza, il borghetto, il parco giochi.
Quando il turista arriva da Milano il primo paese che incontra è Sesto
Calende ed è come se avesse una boccata di ossigeno a portata di mano;
dobbiamo ricordarcelo sempre, deve essere uno stimolo per conservare e tutelare
il nostro territorio.
Negli anni passati questa idea del salvaguardare le risorse è venuta
meno, ora invece sembrerebbe che ci sia maggior attenzione da parte
Chi si deve prendere le responsabilità della qualità della vita?
Quando si pensa a Sesto Calende, si deve pensare sia al turismo
sia allo sviluppo industriale che hanno portato lavoro e fatto conoscere il
paese: sono questi due fattori che differenzi ano Sesto da altre realtà
circostanti.
Chi si prende le responsabilità sono le associazioni, il comune, le aziende
che vincono gli appalti: chi prende le responsabilità non può
fare altro che ottemperare alle esigenze del paese altrimenti si crea un malcontento
generale che prima o poi si manifesta.
Fortunatamente il comune è il protagonista della realizzazione dei progetti
di miglioria del paese; dico fortunatamente perché quando i lavori vengono
fatti dai privati si rischia di stravolgere le cose a beneficio di pochi e a
discapito di molti, dei cittadini, dei turisti; il comune, a mio avviso, riesce
ad evitare lo sfruttamento commerciale.
E le associazioni, gli enti, che ruolo coprono?
Le associazioni in generale hanno dei limiti di tipo economico;
ci sono le idee, c’è la buona volontà ma quello che manca
è quello di cui più si necessita: i soldi.
Bisogna tuttavia riconoscere che le associazioni riescono a soddisfare le aspettative
dei cittadini; basti pensare alle associazioni sportive, quella dei pensionati,
la Proloco, l’associazione culturale, lo Spazio Cesare da Sesto………sono
tutte realtà funzionanti, presenti.
In alcuni casi però le associazioni hanno cambiato il tipo di approccio
con i giovani e i cittadini in generale: se pensiamo all’associazione
pescatori, per esempio, anni fa organizzava molte gare di pesca e attività
di richiamo, ora questo non più a causa per della mancanza di pesci o
della mancanza di interesse da parte dei giovani e quindi deve trovare il modo,
l’attività giusta che funzioni come lo specchio per le allodole.
A proposito: i pesci che fine hanno fatto?
Il cittadino come viene informato sulle attività organizzata e svolte
da tutte questo associazioni?
Attraverso la pubblicità sul giornale locale o attraverso i manifesti; inoltre in questi casi, la biblioteca ha un ruolo molto importante.
Le associazione hanno l’importanza di prima o sono cambiate?
Le associazioni sono a volte l’unico contato tra il cittadino e la natura, soprattutto ora che i giovani rischiano di avere un rapporto virtuale con la natura.
Cosa chiederebbe al suo comune come cittadino?
Un servizio tra Sesto e il parco Europa perché la strada da percorrere è trafficata soprattutto per le persone di una certa età a piedi o in bicicletta.
Intervista FERRINI
Dirigente Scuole Superiori Sesto Calende
1 Valutazione territorio
Aspetto fisico …
6 i comuni di A21Laghi
43 i comuni di provenienza dell’utenza della scuola (Lombardia e Piemonte)
È un’area di confine: tra l’Alto Milanese (Gallarate ecc.,
altra cultura) e Il Basso Verbano (paesini, dispersione sul territorio, meno
stimoli …)
È in atto una riflessione interna alla scuola su queste due “anime”
della popolazione scolastica.
Elementi di identità del territorio
- L’acqua (Ticino e lago): è il tema portante.
- La storia industriale (aerei e vetro). Oggi l’industria si presenta
molto cambiata anche a causa delle (coraggiose) scelte passate che hanno bloccato
l’espansione. Vi è stato un progetto culturale di alto profilo
che ha impedito che Sesto diventasse ambito commerciale.
Questo è un territorio debole, ma tale debolezza ne è anche il suo prestigio (lago, boschi, colline …)
Circondati da problemi ambientali: ISPRA, CEMENTIFICIO, MALPENSA
I giovani vedono questi temi con curiosità, non con preoccupazione, senza
coscienza di pericolosità.
Aspetto politico
Chi ha le leve del potere è chi ha un mandato istituzionale. Il potere
sta laddove è stato riconosciuto dagli altri (i cittadini, gli elettori)
… In realtà il potere sta nelle mani di tutti i cittadini nel momento
e nella misura in cui si sentono coinvolti e parte del sistema …
Segnalazione danni ambientali
- ASCOR (lettera a Amm. Com. e ASL) per inquinamento acustico. Alzata parete
fono-assorbente.
- Percorso LENZA: l’acqua porta via il terreno, pericolo smottamenti.
L’Amm. Com ha promesso intervento lungo tutta la linea.
- Roggia Capricciosa: esondaziuoni impediscono ingresso a Scuola. Seganalato
problema e suggerita soluzione, ma la Provincia non ha racolto. Il comune sta
facendo lavori –tampone.
Aspetto sociale
Manca capitale sociale. Non ci sono luoghi e veicoli di informazione e comunicazione.
Diminuiscono le associazioni, diminuisce la visibilità delle parrocchie
(meno feste, iniziative …), diminuiscono anche le ass. sportive.
Oggi le politiche sono rivolte a problematiche specifiche e non alla creazione
di una cittadinanza.
L’iniziativa dei cittadini parte solo se è coinvolto l’interesse personale. Manca coscienza collettiva delle responsabilità ambientale. L’attenzione si concentra sullo spazio privato; lo spazio pubblico non si percepisce come proprio.
La scuola ha rapporti con l’ASL e le Parrocchie (es. Progetto
consulenza – CIC)
Buon rapporto con onlus Cittadini del Mondo
Iniziative Commercio Equo by singoli insegnanti
Sinadacati (CAF)
I comitati di quartiere sono previsti dallo statuto comunale ma
non sono attivi in tutti i quartieri.
Es.: il comitato del q.re Abbazia non esiste poiché sono mancati stimoli
da parte del Comune (e tale q.re ne avrebbe bisogno: mancano servizi, è
un’isola nella città.
2 Contenuti politica ambientale
Scenario futuro desiderabile.
La direzione è quella del terziario avanzato, privilegiando il tema dell’ACQUA.
Porre l’attenzione su bisogni primari (anche il sistema di insegnamenti
di questa scuola è orientato al terziario avanzato; vedi anche Grande
Malpensa), all’interno di una visione europea e avanzata … ma senza
per forza accettare tutto: atteggiamento critico.
Occorre fare sviluppo e di pari passo riequilibrare il sistema ambientale. Trovare
il compromesso tra sviluppo, atteggiamento critico e bisogni primari (acqua,
territorio). [intese come crescita complessiva, criticità rispetto alle
linee di sviluppo globali, attenzione ai bisogni primari dell’uomo: ambiente
e socialità …?]
Turismo sì ma particolare: legato all’acqua.
Sulla politica attuale, in generale
Oggi non c’è più tensione culturale, non c’è
un progetto forte, un’idea, un ideale … Una volta ci si poneva obiettivi
alti. Oggi gli obiettivi della politica locale sono più bassi: fanno
fronte a problematiche puntuali. (le vecchie giunte avevano una scolarizzazione
bassa; oggi sono tutti laureati ma piatti!) (la mia generazione ha fatto le
battaglie)
[Si torna spesso sul tema della] scarsa attenzione dell’Amm. Com. ai problemi
di base, ai cittadini tutti; ora l’attenzione e le energie sono puntate
su problemi specifici, puntuali, sicuramente attuali e nuovi; ci si rivolge
a categorie di cittadini anziché alla cittadinanza intera
Progetti in ballo:
- Recupero arch. Industriale per terziario e commerciale. (SIAE Marchetti Agusta:
centro addestramento piloti …)
- Prog. Recupero arch ind (…?) per commercio e museo: risultato di collaborazione
tra comuni.
Problema trasporti:
- Rotaia: stazioni locali in stato di semi abbandono, senza servizi …
- Autobus: carenza. È una realtà ai margini della provincia …
Altro problema importante: viabilità e inquinamento da traffico…
4 tuo ruolo
Disponibilità a collaborare.
Enti vari (ASL , Legambiente) in passato ci hanno coinvolto in loro iniziative:
impegno saltuario sempre su chiamata esterna …
Sito Scuola: www.superiorisesto.it
ESPONENTE CULTURA:
GIUSEPPE ARMOCIDA UNIVERSITA’ INSUBRIA
(Valutazione del territorio)
Territorio Agenda 21 Laghi a misura d’uomo, dolce clima e paesaggio bello,
comodo e facile dal punto di vista ambientale.
La presenza di tanta acqua ne ha fatto da sempre, dalla fine delle glaciazioni,
un luogo ideale per il transito e l’insediamento delle genti, fatto che
ha forgiato le caratteristiche antropologiche dei suoi abitanti.
Si tratta di persone che accettano con prudenza iniziale il prossimo. Il divenire
di genti si riscontra nelle differenti inflessioni dialettali.
Non esiste per A21 vero confine geografico, l’unico confine è con
noi stessi.
Dal punto di vista politico luoghi dove si è gestita parte politica del
rinascimento.
Grande capacità degli abitanti di cogliere novità, di promuovere
la trasformazione industriale con la nascita in luogo della grande industria.
L’attuale presenza del Centro ricerche di Ispra può essere vista
come quella di una struttura che parla con le realtà di ricerca europee.
Nella nostra zona è nato il primo sistema tramviaro e la navigazione
interna.
(Politica ambientale locale)
Per la qualità della vita siamo in troppi abitanti.
Il sistema dei trasporti è il vero punto critico.
Grandi errori urbanistici sul territorio con una disseminazione sconsiderata
di costruzioni a discapito del verde.
La presenza di Malpensa deve essere vista anche come la prima grande esperienza
di lavoro pubblico, con la mentalità del posto pubblico per gente che
per tradizione ha sempre favorito il suo impiego nell’industria.
Negli anni ’30 la zona era caratterizzata dalla presenza di località
di soggiorno climatico. Un tipo di cultura turistica, quella climatica, che
potrebbe essere ripresa, promuovendo la cultura delle acque e la qualità
del clima.
Non si dimentichi che il turismo è nato sulle sponde del lago Maggiore.
(Protagonisti del cambiamento)
Importante recuperare qualità del nostro territorio.
Nascita università ha arricchito culturalmente e socialmente e continuerà
ad arricchire tutto l’ambiente e non solo Varese, anche per la caratteristica
delle ultime facoltà scelte, come ingegneria del territorio e scienze
della comunicazione.
Importante la presenza di un grande sistema museale: ben 60 i musei varesini
e il sistema delle biblioteche a cominciare da quella presente nel seminario
di Venegono, luogo straordinario di cultura.
(Ruolo dell’intervistato)
Professore storia medicina all’omonima facoltà Università
dell’Insubria di Varese.
Presidente della Società storica varesina.
TERZIARIO AVANZATO:
RICCARDO DAL MOLIN
(Valutazione del territorio)
Positiva per la presenza di tante bellezze naturali, in gran parte ancora poco
conosciute.
Da tutelare i boschi, spesso sporchi e con presenza di rovi.
Gran considerazione del Verbano, le cui acque sono considerate in generale talmente
pure da poter essere utilizzate per uso domestico ed anche come acqua potabile
al posto delle tradizionali acque oligominerali.
S’invitano le amministrazioni dei comuni rivieraschi a pensare a forme
di pescaggio delle acque del lago per fini domestici, al posto dello sfruttamento
delle tradizionali sorgenti e dei pozzi.
(Politica ambientale locale)
Qualità della vita con ritmi forsennati.
Servizi ambientali: attuali strumenti di pianificazione insufficienti per gli
impianti di depurazione, dove per quelli locali delle acque reflue manca una
seria manutenzione e nel complesso non funzionano.
Occorre quindi gestire meglio gli impianti stessi.
Troppe normative regionali diverse per l’ambiente sulle due sponde del
lago Maggiore, a cominciare da quelle riguardanti le emissioni atmosferiche.
Livello servizi trasporto assolutamente insufficiente: mancano adeguati collegamenti
su gomma tra paese e paese.
Qualità mobilità nel territorio Agenda 21 Laghi di basso profilo.
Stigmatizzata la presenza dei semafori a Sesto Calende, considerato un autentico
calvario per tutti gli automobilisti in transito.
Si propone la professionalizzazione d’azioni per un turismo intelligente.
(Protagonisti del cambiamento)
Professionisti, amministratori ed enti pubblici e privati.
(Ruolo dell’intervistato)
Gestisce azienda di consulenze ecologiche che si occupa d’analisi fisiche
chimiche e microbiologiche attraverso il proprio laboratorio d’analisi
ambientali.